Una storia semplice che non viene mai raccontata
Hai un milione di euro in banca? Complimenti. Ma quel milione non è ricchezza. È solo un biglietto per comprare ciò che, in questo momento e in questo luogo, il milione di euro può permetterti. Il denaro non è la ricchezza: ne è soltanto la rappresentazione. La differenza non è puramente terminologica, ed è fondamentale capire questo aspetto per rapportarsi correttamente al denaro.
La metafora della torta
Immagina che tutta la ricchezza del mondo — beni e servizi, quindi il tempo e l’energia spesi per crearli— sia una torta gigante. La torta intera corrisponde a tutti i beni e servizi prodotti, più o meno il PIL reale. I soldi in circolazione sono le fette in cui la torta è divisa.
Se hai un milione di euro e nel mondo circolano mille trilioni di euro, la tua fetta corrisponde esattamente a 1.000.000 ÷ 1.000.000.000.000.000. In altre parole, possiedi lo 0,0000001% della ricchezza globale. Se domani la banca centrale stampa altri 500 trilioni, la torta non cresce: non ci sono più case, più pane, più ospedali, più automobili, più oro… La torta rimane grande uguale, ma la tua fetta si è rimpicciolita. Il tuo milione resta lo stesso numero sul conto, ma vale meno della metà di prima.
La formula che nessuno ci insegna
La tua ricchezza reale, quindi, non è un numero intero, ma un rapporto. In particolare, è:
(i tuoi soldi) / (tutti i soldi in circolazione) × ricchezza totale del mondo
È una frazione di cui non controlli il denominatore.
Ecco cosa è successo davvero
Nel 2008 l’aggregato M2 dell’Eurozona era di circa 7,8 trilioni di euro (dati BCE). Con un milione di euro possedevi lo 0,0128% di quella massa monetaria. Nel 2025 M2 supera i 16,5 trilioni (sempre dati BCE). Lo stesso milione oggi vale lo 0,0060%. Hai perso più della metà della tua fetta, senza muovere un dito. Chi ci guadagna? Chi riceve per primo i nuovi soldi: banche, governi, grandi imprese. Comprano beni prima che i prezzi salgano. Chi arriva dopo — tu, noi, i salariati, i pensionati — paga tutto più caro, con gli stessi soldi. È l’effetto Cantillon, descritto nel 1730 dall’economista irlandese Richard Cantillon nel suo “Essai sur la Nature du Commerce en Général”. Non è un complotto, né un bug del sistema: è esattamente come il sistema monetario attuale è progettato per funzionare.
Perché non te lo dicono?
È complicato: la gente vuole “ho mille euro in più”, non “la mia quota di M2 è calata del 2,3%”.
È scomodo: i governi finanziano il deficit con la “stampante” e l’inflazione è una tassa invisibile.
È noioso: i media preferiscono titoli molto più accattivanti. A chi interessano storie del genere?
Cosa possiamo fare?
Innanzitutto, occorre capire che non è rilevante il valore nominale del denaro, ma piuttosto il suo valore reale. Bisogna proteggersi acquistando beni scarsi, che non si possono stampare e replicare soltanto perché lo ha deciso una banca centrale. Bisogna possedere asset reali: oro, azioni (ossia quote di società che generano flussi di cassa), immobili, opere d’arte, preziosi…
Conclusione
Non fidarti del valore nominale. Chiediti sempre: “Con questi soldi, oggi, cosa posso davvero comprare?”. Il denaro non è ricchezza in sé, ma un mezzo per acquistarla. E il suo valore, se non viene utilizzato o se viene impegnato in strumenti con rendimento inferiore all’inflazione, diminuisce in continuazione.
Tu non hai “un milione di euro”: hai una frazione di ciò che il mondo produce. E quella frazione si sta restringendo. La buona notizia è che ora lo sai.